Paradisi minori: breve storia di molte copertine

Uno dei momenti più entusiasmanti, nella serie di attività che portano alla nascita di un libro, è l’arrivo in redazione del furgoncino della tipografia che trasporta le ciano degli “esterni”: le bozze definitive di copertine e bandelle, sviluppate su un unico, lungo foglio di stampa, con la versione completa dei testi con cui il libro si presenta per la prima volta al suo lettore (sinossi, biografia, strilli della stampa, il “Questo libro è per chi”) e, soprattutto, la resa effettiva del colore e della definizione dell’immagine.

Sì, perché solo allora si può verificare per la prima volta quale sarà l’autentico volto del libro così come andrà in libreria. Passando dall’ambiente “virtuale” dell’elaborazione grafica alla concretezza di carta e inchiostro, i colori potrebbero lievemente cambiare, sbiadendo o al contrario “sparando” su tonalità diverse da quelle volute. Al tempo stesso, l’immagine potrebbe perdere in definizione o, magari, risultare meno efficace del previsto sullo sfondo dei colori reali. Ecco perché l’arrivo delle ciano è un momento di entusiasmo, ma anche di tensione: dopo aver passato molti giorni a lavorare su una certa copertina, il risultato potrebbe essere più che soddisfacente, ma anche parecchio deludente.

Tutto questo per dirvi che ieri sono arrivate in redazione le ciano di Paradisi minori, la prima raccolta di racconti di Megan Mayhew Bergman e be’, possiamo dire che la copertina è venuta piuttosto bene:

Nel caso di Paradisi minori poi l’entusiasmo è stato ancora maggiore: questa che vedete, infatti, è solo l’ultima versione di una lavorazione più lunga del solito, in cui si sono alternate diverse idee, immagini, combinazioni di colore, scelte grafiche che cercassero di rendere al meglio l’essenza del libro e di tutti gli elementi racchiusi nel suo titolo originale: Birds of a Lesser Paradise.

Come siamo arrivati proprio a questa?

La prima copertina di lavoro privilegiava, su tutti, l’elemento “Birds”: l’illustrazione raffigurava un cardellino disegnato su una semplice scheda ornitologica, con qualche appunto manoscritto qua e là.

L’abbiamo usata per la versione preliminare della scheda promozionale, il catalogo scomposto, insomma le primissime fasi della vita del libro: come cover vera e propria ci sembrava un po’ debole. E mancava il paradiso. Perciò, mentre Gioia Guerzoni lavorava alla traduzione, abbiamo cominciato a pensare a qualche alternativa.

Proprio da Gioia è arrivato il primo suggerimento: perché non cambiare titolo e tema grafico ispirandosi a un altro dei racconti più belli della raccolta? Partendo da Yesterday’s Whales, la “seconda vita” di Megan Mayhew Bergman prende così la forma non più di un uccello, ma proprio di una balena. Con l’immagine cambia tutto: titolo, colore, impostazione generale. La raccolta si sarebbe intitolata Le balene di ieri e avrebbe avuto questo vestito.

Solo che, be’, in effetti cambiava un po’ troppo. Meglio tornare all’idea (alle molte idee) racchiuse nelle parole chiave del titolo originale. La ricerca d’identità dei personaggi di Megan Mayhew Bergman, il loro dibattersi per costruire relazioni d’amore solide e profonde si rispecchiano negli animali che accompagnano le loro vite, dando vita a un vero e proprio mondo frammentato e complesso di “paradisi minori”. Tutti elementi che dovevano trovare voce nel titolo e nell’immagine. Da qui la terza idea, illustrata da un’opera di Francesco Chiacchio…

… che manteneva una variante del blu della precedente, aveva il vantaggio di richiamare un po’ lo stile delle copertine della nostra serie ViceVersa ma, al tempo stesso, rischiava di dare al testo un’aria un po’ troppo “concettuale”.

Perciò avanti, quarto tentativo! E se si parla di uccelli e America, tanto vale andare alla fonte: il monumentale The Birds of America di John James Audubon. Ispirandosi alle magnifiche illustrazioni che corredano il volume abbiamo ripristinato l’elemento ornitologico e il titolo originale della raccolta di Megan. Così:

E sempre in tema uccelli, abbiamo anche provato a giocare sui rimandi del titolo originale e sul vero Lesser Bird-of-Paradise, la Paradisaea minor Shaw:

Che però somigliava un po’ troppo all’acconciatura dell’attuale Presidente degli Stati Uniti!

Di prova in prova il tempo stringeva e bisognava cominciare a pensare di andare in stampa, eppure in ognuna delle soluzioni pensate finora c’era sempre qualcosa che non ci soddisfaceva, qualche elemento non perfettamente valorizzato, qualche ingranaggio che non sembrava funzionare a dovere.

Finché non abbiamo scoperto il lavoro di Anita Inverarity, che ci ha ispirato la penultima copertina e, infine, quella che potrete avere tra le mani il 31 agosto. Nella sua pagina Facebook Anita si presenta come artista scozzese che, lavorando su supporti tradizionali, utilizza stili grafici influenzati da miti e leggende, surrealismo pop e – parola chiave! – il mondo naturale. Scorrendo i suoi lavori, ne abbiamo trovati molti che sarebbero stati adatti a introdurre il lettore nei paradisi minori di Megan Mayhew Bergman. Due, in particolare.

Il primo rappresentava una civetta con un paio di piccole corna di cervo e, sullo sfondo, una luna oscura. Forse, però, un po’ troppo oscura.

La seconda raffigurava un hummingbird, un colibrì, su un lussureggiante sfondo di fiori notturni che creavano un perfetto contrasto tra colore del piumaggio e oscurità della notte. Si intitolava Jewel ed era perfetta.

La copertina era fatta. Ancora un piccolo ritocco: il titolo originale, a questo punto, era un po’ troppo didascalico rispetto all’immagine. Meglio tornare alla versione “ridotta”: Paradisi minori. In compenso, bisognava ripristinare il nome completo di Megan, che nella versione definitiva si vede restituito il suo secondo cognome “Mayhew”.

Versione definitiva che, il 31 agosto, dopo tanto lavoro troverete in tutte le librerie con questo aspetto!

 

Un pensiero su “Paradisi minori: breve storia di molte copertine

  1. Pingback: Paradisi Minori di Megan M. Bergman dal 31/08 in libreria #ParadisiMinori #NNEditore | My Fast Book

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