#DiLavoroLeggono #3 – Lisa Ginzburg e le intuizioni del lettore

Prosegue il nostro viaggio attraverso le professioni della lettura raccontate dalla viva voce dei protagonisti. Oggi è il turno di Lisa Ginzburg, scrittrice (il suo ultimo romanzo, Per amore, è uscito per Marsilio nel 2016), traduttrice e lettrice editoriale, che ha scovato per noi Jesmyn Ward e qui ci racconta il suo rapporto con la lettura.

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Mi fido delle mie intuizioni sulle letture più che di quelle sugli altri. Davanti a un romanzo o a un racconto ho subito una prima impressione, piuttosto netta, e dopo passo tempo a verificarla; difficile che cambi idea. Quel primo sentore è stato forte, come una percezione sottile. Mi piace o non mi piace, mi convince oppure no, lo so così presto con i libri! Mistero della lettura, passione vorace che mi accompagna da sempre: sono nata leggendo, potrei dire – I miserabili a dieci anni, e di lì in avanti. Eredità familiare (Natalia, mia nonna, il suo lavoro nell’editoria), ma anche scoperta tutta personale. Filo rosso che tiene insieme diversissime stagioni della vita: leggere, intanto considerando il modo in cui gli altri hanno costruito le loro storie, e di ogni potenziale pubblicazione, forze e debolezze.

È che confrontarmi con scritture altrui ossigena il mio scrivere, controbilancia. Saper passare dai testi degli altri ai propri sprona, rende esigenti, fa da stimolo nella ricerca di una sempre maggior precisione nell’uso delle parole. Del resto se vuoi raccontare sul serio, la dinamica è la stessa: devi essere totalmente centrato ma anche poroso, disposto ad assorbire gli altri. E lo stesso accade nella babele magmatica della continua condivisione da cui siamo ormai sommersi. L’individualità (l’individuazione, prima ancora) si è fatta sfida, imperativo a mantenersi, in mezzo agli altri, in ascolto di sé. A custodire uno spazio interiore, vuoto, dove gli echi possano risuonare. Vertigine di silenzio, che sente in profondità le voci altrui, ma restando sintonizzata sulla propria.

Leggo ovunque. Porto con me l’iPad, ingurgito storie e storie valutando l’eventualità di pubblicarle. Leggo lenta o più veloce; intrigata, sempre curiosa di come andranno a finire; colpita, pagina dopo pagina, da quanto la mia prima impressione si ostini a non cambiare.

Somiglia a un tuffo. Immergersi, avventurarsi tra pesci e alghe, tra insenature di roccia e sterminate distese di sabbia ondulate dalle maree su in alto; poi risalire in superficie, avendo chiare le tracce depositate sul fondo. Mi appassiona come questo avviene; secondo quali percorsi neuronali quando leggiamo si elabora il nostro giudizio sui testi. Diversamente che con le persone, qui le delusioni non prendono forma lente, anni e anni per sbagliare o invece capire di aver avuto ragione dall’inizio. Qui tutto avviene secondo cortocircuiti rapidi e decisivi. E di me e delle mie reazioni, qui mi fido.

E poi ci sono sintonie, convergenze, e coincidenze che hanno del miracoloso. Come quando Eugenia mi ha raccontato che valutava se acquistare i diritti di Jesmyn Ward; e io sono saltata sulla sedia! Avevo letto Men we reaped a New York, un libro che è stato come una carezza piena di bontà in un momento dolorosissimo della mia vita. E ora che tutto quel dolore si è fatto dolce, respirabile, sono così felice che presto NN lancerà in Italia questa scrittrice che amo, con una stima fatta di gratitudine, per come mi ha toccato il cuore quando nessuna carezza poteva raggiungermi.

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