Jenny Offill, Sembrava una felicità – La songbook

In un libro ci si può imbattere in due tipi di musica: una, esplicita, citata per evocare un ricordo o un avvenimento, ascoltata da uno dei personaggi intenzionalmente o per caso; e un’altra, sotterranea, nascosta, che emerge evocata dalle vicende, dalle atmosfere, dagli ambienti o dalla scrittura stessa. Ed è proprio da queste colonne sonore, normalmente silenziose e nascoste tra le pagine di un libro, che nasce l’idea delle Songbook di NN, a cura di Danilo Di Termini.

offill

Lui aveva cominciato a lavorare in radio e faceva tardi la sera. “Dovresti conoscere il ragazzo con cui lavoro. Fa paesaggi sonori della città”. Io guardavo i piccioni fuori dalla finestra. “Cosa significa esattamente?” gli avevo chiesto.
Avevo imparato che non temevi il maltempo. Volevi sempre andare in giro per la città a registrare, con la pioggia, la neve o la grandine. Mi ero comprata un cappotto più caldo. Con tante tasche comode in cui tu infilavi sempre le mani.
Ti ascoltavo alla radio a mezzanotte. Una volta avevi mandato in onda la registrazione di uno scontro di atomi. Un’altra, del vento tra le foglie. Registrazioni sul campo, le chiamavi.

Luciano Berio, Bruno Maderna, Roberto Leydi
Ritratto di Città, Studio per una rappresentazione radiofonica – 1954

Una notte avevi trasmesso un pezzo scritto per me: il suono del camioncino dei gelati che si sovrapponeva ai gabbiani di Coney Island e alla ruota panoramica in movimento.

The Excellents – Coney Island Baby – 1962

La nostra bella baby-sitter italiana mi ha detto di aver rotto con il fidanzato. Io lo conosco, un giovane e serio musicista che la adora. “Cosa ha fatto?” le chiedo. Lei si prepara una tazza di tè. “Piangeva come un clown”.

Smokey Robinson & the Miracles – The Tears of a Clown – 1967

Qualche sera dopo spero segretamente di essere un genio. Perché altrimenti com’è che non esiste un sonnifero che riesca a piegare la mia testa? Ma al mattino mia figlia chiede cos’è una nuvola e io non so risponderle.

Stefano Bollani – Che cosa sono le nuvole – 2003

L’igienista cerca di parlare del più e del meno chiedendomi quanti figli ho. Quando le rispondo “Una”, lei mi guarda stranita. “Ma ne farà un altro?” chiede sciacquando il sangue dal lavandino. “No, non credo” le dico. Lei scuote la testa. “È solo che mi sembra così crudele fare un figlio solo. Io ero figlia unica ed è stato crudele”.

Adoniran Barbosa – Trem das onze – 1964

Per il nostro settimo anniversario, mio marito suona una canzone per me, ma è quasi troppo triste da ascoltare. Parla di matrimonio e di chi se ne andrà per primo. One of us will die inside these arms, fa il ritornello.

Iron and Wine – Naked as We Came – 2014

In questi giorni ogni canzone ha un messaggio per la moglie. Ce ne sono di particolarmente toccanti e lei le ascolta di continuo mentre cammina verso la metropolitana. Per esempio: Watergate does not bother me. Does your conscience bother you? Tell me true.

Lynyrd Skynyrd – Sweet Home Alabama – 1974

Come diceva John Berryman: Addio signore & tanti saluti.
Quei frammenti di poesia che le si attaccano addosso come ricci.

Nick Cave – We Call Upon the Author – 2007

La neve, finalmente.

Tom Waits – Sea of Love – 1989

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