Come nasce un libro: Mia figlia, don Chisciotte di Alessandro Garigliano

Come nasce un libro immaginifico e spericolato, sempre in equilibrio tra critica e autofiction, realtà e finzione, come Mia figlia, don Chisciotte? Serena Daniele, editor di NN, racconta come Alessandro Garigliano sia sopravvissuto, contro ogni aspettativa, alla lavorazione del suo romanzo, destreggiandosi come un vero cavaliere errante tra principeffe, bunkerini e zoo dalla porta rosa.

****

Quando è arrivato in redazione, in realtà, nel titolo non c’era traccia di don Chisciotte: c’era invece ‘Mia figlia’, che evocava possibili scenari di rapporti familiari tutti da indagare. Poi però già dal prologo si annunciava uno sviluppo del tutto diverso: un padre disoccupato si vestiva da docente universitario per ingannare sua figlia piccola, e passava le giornate a studiare Don Chisciotte pur sapendolo già a memoria. Sfogliando rapidamente le pagine era facile accorgersi che il capolavoro di Cervantes veniva commentato capitolo per capitolo, e che l’autore si addentrava con disinvoltura in territori letterari in cui era difficilissimo procedere senza rischiare di rompersi (metaforicamente) l’osso del collo. Ci siamo scambiate un’occhiata meravigliata e una serie di commenti (ripensandoci) un po’ surreali:

«Molto interessante».
«Molto lungo…»
«Molto saggistico».
«Ahahah! La principeffa! Fa molto ridere!»

C’era una svolta improvvisa: un’incursione di tenerezza e di quotidiano in quella giungla di dotti riferimenti critici, e stava tutta nella figlia: un personaggio irresistibile che appariva e scompariva tra i capitoli, che sfuggiva continuamente al controllo di suo padre e che ascoltava la storia del cavaliere della Mancia o quella di Lancillotto e Ginevra con lo stesso trasporto che dedicava ai giochi, ai costumi o ai cartoni animati.

Da quel momento, ci siamo inoltrate nella giungla all’inseguimento della principeffa.

Per la precisione: avevamo capito che il libro non trattava solo del dotto e furioso amore di Alessandro Garigliano per il capolavoro di Cervantes, ma che era soprattutto una riflessione sul potere sovversivo della letteratura e del linguaggio sulla realtà. Il mondo si riscriveva nei gesti e nella lingua prepotente di una bambina, e suo padre, fedele scudiero e valido interprete, le forniva tutti gli strumenti in suo possesso per questa trasformazione: lei è vita reale che si esprime immaginando, lui è scrittura che cerca di assecondarla, comprenderla e, perché no, metterla al riparo dall’audacia della creatività.

Questo era chiaro; ma volevamo che fosse lei, la principeffa, il nucleo del libro; lei il tramite per esprimere al meglio quella dichiarazione d’amore alla letteratura che Alessandro Garigliano aveva scritto. In pratica, dovevamo dire all’autore che il libro era bellissimo ma andava tagliato, chiarito in alcuni passaggi troppo difficili, ampliato per far entrare più facilmente la bambina e le sue avventure, riequilibrato perché la critica letteraria non rubasse troppo spazio all’autofiction, semplificato nel prologo per non confondere il lettore su ciò che stava per leggere.

«Ma voi mi volete MORTO!» ha protestato l’autore dopo la prima esposizione di tutto quello che ci aspettavamo da lui. Alessandro, ignaro, ci aveva fatto entrare in casa sua (ovvero nel suo libro) e ora noi lo ripagavamo invadendola, spostando mobili, svuotando armadi e rimpiazzando oggetti; ma lui si è rimboccato le maniche e ha preparato una nuova stesura che ci è piaciuta molto. L’abbiamo letta e riletta dicendoci «Sì, va benissimo».

Ma non era vero, non andava benissimo. Il prologo era ancora troppo legato al Don Chisciotte, il finale della prima parte perdeva di forza e nella seconda parte, pur arricchita di bellissimi episodi, la voce dell’autore appariva più spenta e smorzata, in alcuni punti quasi assente.

Lo abbiamo detto all’autore, che ha risposto: «Io non ci parlo più con voi».

Momento di vero panico. Si era offeso? Non avrebbe più collaborato? Come recuperare? Per diverse ore ci siamo affannate alla ricerca di una soluzione, finché Alessandro non ci ha mandato un’altra mail: «Scherzi a parte, non so come ringraziarvi».

E proseguiva: «Ricordate quando vi dicevo che non sarei uscito vivo dai commenti alla stesura precedente? Ecco, in questa stesura è come se non riuscissi a entrarci vivo!»

Grande sospiro di sollievo: l’aveva presa bene! Gli abbiamo risposto a tono: «Ma infatti, noi proprio quello vogliamo: che tu soccomba».

E per ucciderlo una volta per tutte gli abbiamo suggerito soluzioni spericolate. Volevamo che i lettori si innamorassero come noi di quella scrittura, di quella bambina e di tutta la famiglia – perché la madre della principeffa è un personaggio a dir poco gigantesco, l’unica in grado di imporre al racconto una nuova direzione, senza togliere nulla alla sua atmosfera epica. E volevamo che i lettori comprendessero la sfida contenuta nel libro: rileggersi in un’opera d’arte, usare la letteratura come bussola per capire il presente.

«Non stare lì a cincischiare. Tu stai inventando un mondo fatto di zoo dalle porte rosa, di bunkerini e principeffe proprio come Cervantes, quindi diventa Cervantes

A quel punto l’autore ci ha annunciato, in toni apocalittici, che ogni volta che riceveva una nostra mail rischiava l’infarto, la paralisi e via peggiorando. Ma non gli credevamo più: anche questa volta, infatti, ha rimandato una stesura più bella e più vicina al risultato finale. L’ultimo passaggio è stato tagliare ulteriormente il prologo – ormai Alessandro non aveva più la forza di reagire e anche noi eravamo piuttosto stremate.

Infine, avvolto in una copertina perfetta, il libro è nato. È quello che (speriamo) avete tra le mani. Quando lo abbiamo ricevuto dalla tipografia abbiamo provato una sensazione particolare: quella di quando si lavora tutta la notte senza accorgersene, e guardando dalla finestra si sorride alla luce del giorno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...